Deriva Costellazione Ctenofori
Giganti gelatinosi

Deriva Costellazione Ctenofori

Nel cuore della zona mesopelagica, tra i quattrocento e i settecento metri di profondità, dove la luce solare si riduce a un bagliore spettrale di cobalto sempre più diluito nel buio, una costellazione di ctenofori giganti deriva in sospensione nell'acqua oceanica aperta, immobili eppure viventi, come scrittura luminosa impressa nel silenzio. Le loro masse gelatinose — alcune dalle forme ampie e concave come quelle di *Bathocyroe*, altre distese in veli trasparenti dalle estremità delicatamente lobate — sono quasi invisibili, rivelate soltanto dai margini tracciati dalla luce residua che scende dall'alto: linee argentate e fredde che percorrono canali interni, lobi e fasce cigliari in lampi intermittenti, appena prismatici. Le file di ciglia vibratili, dette cteni, appaiono e scompaiono come righe spettrali, riflettendo la luce in sequenze fugaci che non sono bioluminescenza ma interferenza ottica, un effetto puramente fisico prodotto dal battito sincronizzato delle piastre ciliari lungo corpi che sono per oltre il novantacinque percento acqua di mare. A queste profondità, la pressione supera i cinquanta atmosfere, la temperatura scende sotto i sei gradi centigradi e l'acqua è stratificata in masse distinte, percorse da neve marina rarefatta che precipita lentamente verso il fondo invisibile: in questo universo di buio, freddo e pressione silenziosa, questi animali esistono senza testimoni, senza storia, nella pienezza di un mondo che non ha mai avuto bisogno di noi.

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