Lungo la cresta di una dorsale medio-oceanica, a profondità comprese tra i 2.500 e i 3.000 metri, la crosta terrestre si apre e respira: cuscinetti di basalto appena eruttati si accumulano come sfere di vetro nero, i loro involucri vetrosi percorsi da fitte reti di fratture di raffreddamento poligonali, mentre attraverso le strette fessure eruttive pulsa ancora un bagliore rosso ciliegia che tradisce il magma vivo all'interno. La pressione idrostatica — oltre 270 atmosfere — schiaccia ogni cosa in un silenzio assoluto, eppure questa giovane crosta non ha ancora conosciuto il riposo: sottili veli arancio-rossi di circolazione idrotermale diffusa filtrano dai contatti tra le lave, trasportando minerali disciolti e calore chimico che, in questo mondo privo di luce solare, sostituiscono la fotosintesi come fondamento energetico della vita. Il basalto fresco è ancora immacolato, privo di sedimenti, la sua superficie ossidianea rivelata solo dal proprio calore interno e da qualche puntino ciano-blu di bioluminescenza proveniente da organismi alla deriva nell'acqua abissale circostante. In questo istante congelato, la Terra si costruisce da sola nell'oscurità totale, indifferente e silenziosa, esattamente come ha fatto per miliardi di anni prima che qualsiasi occhio esistesse per osservarla.