L'ROV è immerso nel cuore di un fronte di upwelling al largo, sospeso in una colonna d'acqua aperta e senza fondo visibile, circondato da migliaia di sgombri cavalieri che scorrono come un fiume d'argento liquido, i loro fianchi metallici che catturano e restituiscono ogni raggio di luce solare che si frantuma attraverso la superficie increspata sopra. La frontiera tra le due masse d'acqua è visibile a occhio nudo: da un lato l'oceano aperto si tinge di indaco profondo e cristallino, dall'altro l'acqua di risalita — ricca di nitrati, fosfati e fitoplancton sollevati dalle correnti fredde del fondo — vira verso un verde denso e leggermente velato di particelle sospese, una discontinuità idrologica chiamata fronte termico che concentra la vita marina con un'efficienza straordinaria. I delfini comuni entrano nel campo visivo come siluri agili, i corpi curvi che tagliano il banco dall'alto e dai margini del fotogramma, sfruttando la tattica ancestrale del herding per spingere i pesci verso la superficie dove la luce e la pressione — appena qualche atmosfera in questa zona eufotica — li rendono vulnerabili e intrappolati tra i predatori e il pelo dell'acqua. La pressione è quasi nulla rispetto agli abissi, eppure il senso di immensità pelagica è totale: nessun fondale, nessun punto di riferimento solido, solo la struttura vivente e pulsante del banco che avvolge l'osservatore in ogni direzione, una delle concentrazioni di biomassa più spettacolari dell'oceano aperto, sostenuta interamente dall'energia produttiva dell'upwelling.